Il 22° Rapporto nazionale AIFA sulla sperimentazione clinica dei medicinali, pubblicato nel 2025 e riferito ai dati del 2024, evidenzia il ruolo significativo delle malattie rare nell’ambito della ricerca clinica italiana. È importante precisare che il documento analizza soprattutto le sperimentazioni cliniche sui medicinali e non l’intero insieme della ricerca scientifica, diagnostica, genetica e assistenziale sulle malattie rare.
Il peso delle malattie rare nella sperimentazione italiana
Nel 2024 sono state autorizzate complessivamente in Italia 669 sperimentazioni cliniche, delle quali 188 dedicate alle malattie rare, pari al 28,1% del totale.
Questo dato dimostra che oltre una sperimentazione clinica su quattro riguarda una patologia rara. Il numero degli studi è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2023, ma la loro incidenza percentuale sul totale è diminuita di circa 2,5 punti. Rispetto al 2022, invece, si registra una riduzione di 42 sperimentazioni.
Secondo la definizione europea richiamata dal Rapporto, una malattia è considerata rara quando interessa non più di 5 persone ogni 10.000 abitanti. Le patologie rare conosciute sono oltre 6.000 e il loro numero continua ad aumentare grazie ai progressi scientifici, soprattutto nel campo della genetica.
Distribuzione degli studi per fase
Le 188 sperimentazioni sulle malattie rare risultano così distribuite:
|
Fase della sperimentazione |
Numero di studi |
Percentuale |
|---|---|---|
|
Fase I |
41 |
21,8% |
|
Fase II |
60 |
31,9% |
|
Fase III |
82 |
43,6% |
|
Fase IV |
4 |
2,1% |
|
Bioequivalenza |
1 |
0,5% |
|
Totale |
188 |
100% |
La quota più consistente è rappresentata dagli studi di fase III, destinati a verificare in popolazioni più ampie l’efficacia, la sicurezza e il rapporto tra benefici e rischi del trattamento. Seguono gli studi di fase II e quelli di fase I.
La presenza di un numero rilevante di studi nelle fasi avanzate indica che numerosi trattamenti per le malattie rare hanno raggiunto livelli di sviluppo prossimi alla possibile autorizzazione. Rimane tuttavia molto limitata la ricerca di fase IV, svolta dopo l’immissione in commercio del medicinale.
Tipologia delle sostanze studiate
Il Rapporto censisce complessivamente 306 sostanze attive impiegate negli studi sulle malattie rare, un numero superiore a quello delle sperimentazioni poiché uno stesso studio può riguardare più sostanze.
Le principali categorie sono:
- sostanze chimiche: 152, pari al 49,7%;
- proteine: 88, pari al 28,8%;
- acidi nucleici: 14, pari al 4,6%;
- terapie cellulari: 13, pari al 4,2%;
- altre sostanze biologiche o strutturalmente complesse: quote più contenute.
Rispetto all’anno precedente, il Rapporto segnala una diminuzione della quota delle sostanze chimiche e delle proteine, accompagnata da un aumento relativo delle altre categorie. Questo andamento suggerisce una progressiva diversificazione degli approcci terapeutici, con una maggiore presenza di tecnologie biologiche, genetiche e cellulari.
Forte prevalenza della ricerca profit
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la natura dei promotori:
|
Tipologia di promotore |
Studi |
Percentuale |
|---|---|---|
|
Profit |
176 |
93,6% |
|
No profit |
12 |
6,4% |
|
Totale |
188 |
100% |
La ricerca sulle malattie rare nel 2024 è quindi sostenuta quasi interamente dalle aziende farmaceutiche. Gli studi profit sono aumentati di 23 unità rispetto al 2023, passando dall’81,8% al 93,6% del totale.
Al contrario, gli studi promossi da università, ospedali, IRCCS, fondazioni, associazioni scientifiche e altri soggetti non commerciali sono diminuiti da 34 a 12. Si tratta di un dato particolarmente critico perché la ricerca accademica e indipendente svolge spesso un ruolo fondamentale nelle patologie molto rare, nelle quali il ridotto numero di pazienti può rendere meno attrattivo l’investimento commerciale.
Ricerca nazionale e internazionale
La ricerca sulle malattie rare risulta prevalentemente inserita in programmi internazionali:
- 178 sperimentazioni internazionali, pari al 94,7%;
- 10 sperimentazioni esclusivamente nazionali, pari al 5,3%.
Tra gli studi internazionali, 171 sono profit e soltanto 7 no profit. Gli studi no profit internazionali si sono quindi dimezzati rispetto al 2023, quando erano 14.
Le sperimentazioni nazionali sulle malattie rare rappresentano invece il 16,4% di tutte le sperimentazioni esclusivamente italiane. In questo ristretto gruppo, i 10 studi si dividono equamente tra promotori profit e no profit.
La dimensione internazionale è necessaria soprattutto perché, nelle singole malattie rare, il numero dei pazienti disponibili in ciascun Paese è spesso insufficiente per realizzare autonomamente studi clinici statisticamente significativi.
Le criticità della ricerca accademica
La prefazione del Rapporto sottolinea che l’introduzione del nuovo sistema europeo di gestione delle sperimentazioni, attraverso il portale CTIS, ha comportato difficoltà particolari per il settore accademico e no profit.
Queste difficoltà risultano ancora più evidenti nelle malattie rare, a causa di:
- ridotta numerosità dei potenziali partecipanti;
- limitate risorse economiche e organizzative;
- necessità di coinvolgere più centri e più Paesi;
- maggiore complessità amministrativa e regolatoria;
- carenza di strutture professionali dedicate alla gestione degli studi;
- difficoltà nel reperimento e nell’arruolamento dei pazienti.
Gli studi no profit multinazionali sembrano resistere meglio quando sono inseriti in reti internazionali solide e coordinati da centri dotati di adeguate competenze organizzative.
Le iniziative di sostegno
Per contrastare la riduzione della ricerca indipendente, nel 2025 AIFA ha avviato due bandi di finanziamento destinati agli studi no profit, uno dei quali riservato specificamente alle malattie rare.
Si tratta di un intervento importante, perché la sola iniziativa industriale non può coprire tutte le esigenze di ricerca. Molte patologie rarissime, sottogruppi di pazienti, terapie già disponibili o quesiti assistenziali non rappresentano necessariamente un interesse commerciale sufficiente, pur avendo un elevato valore scientifico e sociale.
Valutazione complessiva
Il quadro che emerge è caratterizzato da aspetti positivi e da criticità rilevanti.
Da una parte, le malattie rare conservano un peso molto elevato nella sperimentazione clinica italiana: il 28,1% degli studi autorizzati nel 2024 riguarda infatti questo settore. È significativa anche la presenza di studi nelle fasi avanzate e di approcci innovativi basati su acidi nucleici, terapie cellulari e medicinali biologici.
Dall’altra parte, la ricerca è quasi completamente dipendente dai promotori commerciali e dai programmi internazionali. La forte riduzione degli studi no profit rappresenta il principale elemento di preoccupazione, perché rischia di lasciare senza adeguata attenzione le patologie meno remunerative, le popolazioni molto ristrette e i bisogni clinici non coperti dagli investimenti industriali.
Per rafforzare la ricerca sulle malattie rare risultano quindi fondamentali:
- maggiori finanziamenti pubblici e indipendenti;
- sostegno amministrativo e regolatorio ai promotori no profit;
- sviluppo di reti nazionali e internazionali;
- collaborazione tra centri clinici, università, IRCCS e associazioni di pazienti;
- registri di patologia aggiornati e interoperabili;
- maggiore coinvolgimento dei pazienti nella definizione delle priorità di ricerca;
- semplificazione delle procedure per gli studi con popolazioni numericamente molto ridotte.
In conclusione, l’Italia mantiene una presenza importante nella sperimentazione clinica sulle malattie rare, ma il sistema necessita di un deciso rafforzamento della ricerca pubblica, accademica e indipendente affinché l’innovazione possa raggiungere anche le patologie più rare e i pazienti che oggi dispongono di minori opportunità terapeutiche.
























