MEDICINA NARRATIVA

LA MEDICINA NARRATIVA

La medicina narrativa nasce verso la metà degli anni ’90 dagli studi della Dott.ssa Rita Charon della Facoltà di Medicina della Columbia University di New York per dare risposta all’esigenza di andare oltre il riduzionismo delle tradizionali categorie diagnostiche e di considerare anche il vissuto della malattia da parte del  paziente. Nello specifico, la medicina narrativa ha l’intento di affiancare il modello più diffuso nella prassi medica  attuale,  ovvero,   l’Evidence-based- medicine  secondo  cui  la  malattia  è  una deviazione   biologica   valutabile   su  basi statistiche, quindi misurabile. L’obiettivo della medicina basata sull’evidenza è la ricerca di un trattamento per  la  cura  del  sintomo  e  lo sviluppo tecnologico ha rafforzato tale prassi medica, così che il soggetto è la macchina da riparare  e  il  medico  è  il  meccanico. Insostanza, il medico fornisce delle direttive che il paziente esegue.

La complessità di una malattia cronica, non guaribile, che perdura per tutto l’arco di vita, che tende a peggiorare alternando periodi di maggiore benessere a periodi di ricadute, che spesso vincola a visite mediche periodiche, richiede il coinvolgimento del malato cronico, dei loro familiari, del caregiver e dei professionisti nel percorso di cura e nella gestione quotidiana della malattia. La medicina narrativa si impone come una metodologia di intervento clinico-assistenziale basata sull’esperienza del soggetto e sul quella legata ai sintomi di malattia, alla percezione che il soggetto ha di sé e del mondo, alle credenze e ai valori, a come la famiglia e la rete sociale percepisce e risponde alla malattia. Dunque, la malattia è illness, ovvero, è il vissuto soggettivo, esperienza, semantica e una rete di  esperienze significative  e  simboliche  che  la  prassi  clinica  deve considerare per la stesura del piano terapeutico. Le autobiografie dei pazienti devono orientare e  facilitare le scelte diagnostiche poiché il paziente diventa il protagonista del suo percorso terapeutico e quest’ultimo non può prescindere dalla storia personale, dalle esperienze del paziente stesso. I racconti dei pazienti diventano importanti tanto quanto i segni e i sintomi clinici della malattia. L’obiettivo è ridare dignità al paziente, non più passivo ma protagonista della sua storia di cura e ciò è reso possibile grazie all’uso della narrazione che permette al paziente di esporre la parte di conoscenza conferendo allo stesso soggettività, dignità, autonomia.La speranza della medicina narrativa è che il sistema sanitario diventi più efficace rispetto al passato, che integri i vissuti del soggetto nella sua storia di cura per essere in grado di fronteggiare e rispondere alle esigenze delle malattie croniche-degenerative.

LE NARRAZIONI

Alla   base   della   medicina narrativa      c’è      l’idea      che ciascuna interazione tra  gli esseri umani comporta uno scambio  di  interazione:  il paziente racconta qualcosa al   medico   e il   medico ricostruisce  la  storia  clinica sulla base delle sue competenze mediche e scientifiche. La malattia, infatti, viene raccontata secondo un andamento storico: prima, dopo, poi, infine. La narrazione è il modo per dare senso a ciò che è insolito, inusuale dando un ordine e un significato agli eventi. Le esperienze umane non rielaborate non producono conoscenza funzionale al vivere in un contesto socio- culturale ma rimangono accadimenti ed eventi opachi, non chiari e non interpretabili in riferimento agli stati intenzionali degli individui. Restano accadimenti senza relazioni, privi di senso. La possibilità di raccontarsi risulta, quindi, efficace nella chiarificazione e  comprensione dell’agire umano. “Comunichiamo perché non possiamo fare a meno, perché vogliamo dar voce e segno al nostro inesauribile bisogno di senso” (Longo, 2008).

GLI STRUMENTI

La medicina narrativa di avvale di strumenti narrativi, racconti per far emergere la storia del paziente e per aiutare il clinico a comprenderla e a offrire una cura migliore ad esso. Alcuni strumenti sono:

Il colloquio condotto con competenze narrative
Le interviste narrative semi strutturate
Parallel Charts
Story sharing intervention
Narratore Vicariato
Time slips

La cartella parallela, ad esempio, è uno strumento sviluppato alla Columbia University dalla Dott.ssa Rita Charon che incoraggia gli operatori sanitari a scrivere in un linguaggio non tecnico l’esperienza del paziente e i proprio vissuti  rispetto all’esperienza di cura. La finalità   principale   della   cartella   è   di migliorare   le   competenze  narrative   e comprendere  la   storia   di   malattia  del soggetto  per   integrare   la   stessa   nel percorso di cura. Questo migliorerebbe le condizioni  di   salute   della   persona.  Il concetto di salute si colloca in un continuum che va  da massimo di  benessere a un massimo di sofferenza: ognuno di noi nel corso della sua vita si sposta ciclicamente lungo tale continuum con oscillazioni più o meno ampie  e  con  tempi  più  o  meno ravvicinati. Nella malattia cronica questo spostamento è duraturo. Tale definizione di salute supera l’approccio secondo cui la salute è lo stato di benessere fisico, sociale e psichico e non solo assenza di malattia. Infatti, l’approccio  “salutogenesi”,  secondo  cui  la  salute  di  muove  su  un continuum, ci pone dinanzi una realtà molto spesso negata: le persone con una malattia cronica  e  quelle senza  non sono così  diverse  poiché entrambe hanno a che fare con limiti e con opportunità, se pure di peso differente, e all’interno di essi sono chiamate a vivere!

Progetto Medicina Narrativa